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Autore Topic: It’s the freakiest show! by redman  (Letto 1450 volte)
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« il: Lunedì 20 Ottobre 2008 22:28 22 »

Quando ti trovi davanti uno show che porta il nome di una famosa canzone di David Bowie, e che comprende una colonna sonora da sballo per uno che ascolta quasi solo rock 60/70, non puoi fare a meno di essere curioso. Fu così che qualche tempo fa mi avvicinai alla prima stagione di Life On Mars, la versione inglese, andata in onda sulla BBC nel 2006 e 2007. Mi ritrovai a guardare una serie poliziesca decisamente fuori dal normale, dove l’indagine sul caso della settimana era più che altro uno scavo a cielo aperto nella mente, nel subconscio, di Sam Tyler, il nostro protagonista che si risveglia nel 1973 dopo essere stato investito da una macchina a tutta velocità. Nel corso della serie Sam dovrà cercare di capire perché si trova nel passato, ma soprattutto se quello che sta vivendo è reale o semplicemente un lungo sogno da coma. La BBC ha prodotto due stagioni e poi non l’ha rinnovato. E’ un telefilm che consiglio vivamente a tutti. Tra l’altro il 21 ottobre esce il cofanetto della prima stagione in Italia, quindi non lasciatevelo scappare. Lo potete acquistare qui scontato direttamente dalla Dolmen: http://www.emik.it/Scheda_film.asp?ID=815

Ma perché questa lunga introduzione su una serie ormai terminata da più di un anno? Perché la ABC, nell’anno 2008 dei remake, ha deciso di produrre una versione americana del telefilm, che ha debuttato lo scorso 9 ottobre. Prima di questa puntata pilota andata effettivamente in onda, era girato su Internet un pilot preair prodotto da David E. Kelley (Ally McBeal, Boston Legal) dai toni e dalla realizzazione piuttosto diversa: lo show, tanto per cominciare, era ambientato a Los Angeles e non a New York. Sostanzialmente la serie, orrenda già dalla fotografia, sembrava un semplice remake di un qualsiasi poliziesco americano anni ’70, più che la trasposizione a stelle e strisce di una serie britannica. Insomma, mancava di mordente e caratterizzazione. Quando Andrè Nemec, Josh Appelbaum e Scott Rosenberg, creatori di October Road, hanno preso invece le redini della situazione, le cose sono andate migliorando. Sono stati annunciati grandi cambiamenti al cast e l’arrivo di grandi attori come Harvey Keitel (Pulp Fiction) e Michael Imperioli (il Christopher Moltisanti de I Soprano), oltre, come già detto, allo spostamento a New York. Il protagonista, Jason O’Mara, è rimasto invece lo stesso.

Dopo tutte queste considerazioni mi sono quindi messo scetticamente a guardare la versione

trasmessa in televisione e, devo dire, non sono rimasto deluso. Ci sono parecchie differenze rispetto al preair, così come alla versione inglese, ma lo show ha un suo perché in quanto sembra capace di raccontare la stessa storia ma attraverso differenti caratterizzazioni dei personaggi. Gene Hunt, il tenente superiore di Sam, da burbero inglese, è diventato un italo-americano dai modi mafiosi, un mix tra fascino e violenza. Uno dei colleghi di Sam, da stolto “inglesotto” di provincia, è diventato un furbo, anche in questo caso, italo-americano con la battuta sempre pronta. L’unica attrice che avrei preferito restasse dal pilot preair era Rachel Lefevre, che interpretava Annie, ora sostituita da Gretchen Mol. Questa nuova scelta non mi piace affatto. Non mi sembra tanto adatta per il ruolo. Pare stonare nel contesto, anche perché la Annie inglese era più timida e impacciata, mentre quella americana sembra troppo sicura di se. Ma forse è perché erano già allora due mondi diversi e le donne statunitensi erano magari più emancipate di quelle inglesi.

Il personaggio più simile alla versione originale è proprio quello di Sam: O’Mara fa un ottimo lavoro nell’interpretare quello che sostanzialmente è un pesce fuor d’acqua alla ricerca di indizi che possano risolvere il suo dramma esistenziale. Quel che si è visto poco è il barista, non più un giamaicano sognatore, ma un classico banchista newyorchese. Spero che lo introdurranno meglio con le prossime puntate perché nella versione inglese è un personaggio chiave, quasi un guida spirituale per Sam, un suo grillo parlante.

Ultimo cenno per la fotografia, davvero ottima. Se per le prima poche scene girate nel presente abbiamo un’abbondanza di toni freddi, per quelle passate la fotografia cambia completamente, passando a toni molto caldi e a tratti patinati, con una pellicola che sembra quasi bruciare per risaltare i tanti colori e la sporcizia della New York anni ’70. A condire il tutto, come premesso, una colonna sonora straordinaria, con classici della musica rock dell’epoca. Nella versione inglese si sentivano solo canzoni britanniche, in questa sono mischiate giustamente a classici americani.

Attenzione, non sto dicendo che questo pilot è un capolavoro. Se avete visto la versione inglese, potreste storcere il naso così come apprezzare lo sforzo di rifacimento. Se invece non l’avete mai vista, vi consiglio di recuperarla e o di cominciare da qui e poi farlo in seguito. In ogni caso Life On Mars UK è una serie da vedere, Life On Mars US è una serie da tenere ben sott’occhio perché potrebbe rivelarsi un ottimo prodotto che comunque si eleva leggermente sopra la bassissima media dei nuovi telefilm di quest’anno. Gli ascolti per le prime due puntate sono stati buoni, anche se c’è stata una flessione del 25% tra la prima e la seconda, ma penso che la  ABC darà la luce verde per una stagione completa, anche perché alternative non ne ha.

- News from the tube -

Nuova rubrica a partire da questa settimana. Qualche notizia dal mondo dell’entertainment televisivo americano. Proprio quando da un momento all’altro si attendeva la notizia della sua cancellazione, Terminator: The Sarah Connor Chronicles è stato confermato per un’intera stagione da parte di FOX. La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno. Gli ascolti della serie sono molto bassi e il network, con l’accoppiata Prison Break / Terminator, perde costantemente la battaglia degli ascolti del lunedì sera. Ma evidentemente la base degli appassionati e le percentuali sul demografico sono state sufficienti per giustificare una conferma. Detto questo, io sono estremamente felice perché, come già detto in passato, sono un fan del franchise di Terminator (ad eccezione del terzo film ovviamente) e penso che la serie sia davvero godibile.

James Van Der Beek tornerà a Capeside, o meglio a Wilmington, North Carolina, luogo delle riprese di Dawson’s Creek e One Tree Hill, per partecipare ad un episodio di quest’ultima. Lucas Scott è in cerca di un regista per dirigere il film tratto dal suo romanzo e questi sarà JVDB. Giravano rumor sul fatto che non avrebbe interpretato un regista qualsiasi, ma lo stesso Dawson. Oltre a non aver trovato un riscontro a questa speculazione da nessuna parte, penso che la cosa sarebbe una grande caduta di stile per l’attore che, da quando è terminata la serie, si è sempre fatto notare per l’ottima scelta di piccoli ruoli televisivi. Ricordiamo che negli ultimi anni ha partecipato ad un episodio di Ugly Betty e di How I Met Your Mother ed è stato acclamato dalla critica per la sua apparizione nell’episodio post Super Bowl di Criminal Minds. Non resta quindi che aspettare il 24 novembre, giorno in cui questa puntata andrà in onda negli USA, su The CW.

- Le parole sono importanti -

Come parla?! Come parla?! Le parole sono importanti! Come parla?! diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa. Effettivamente, di “parolacce” se ne sentono a bizzeffe nella televisione di oggi, se ne leggo sui giornali, sui blog, su siti, soprattutto quando si parla del mondo televisivo americano. Ma ecco che arrivo io in vostro aiuto, con un piccolo glossario dei termini più comuni… per non far confusione.

Broadcast Network:

Per cominciare a capire come funziona la televisione americana bisogna partire dalle basi e dalle differenze con il modo che abbiamo noi italiani di fruire del mezzo catodico. Prima di tutto si deve sapere che la televisione negli Stati Uniti nasce privata, e non pubblica come da noi in Europa. Secondo poi va compresa la centralità del termine network che dai noi è stato usato correttamente solo quando Berlusconi trasmetteva tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80.

La trasmissione terrestre negli Stati Uniti utilizza il meccanismo delle affiliazioni. Ogni Stato o contea ha una o più stazioni locali, che è affiliata ad uno dei cinque grandi network in lingua inglese: NBC, CBS, ABC, FOX e The CW. Poi ci sono quelli in lingua spagnola come Univision. Questi canali sono fruibili da tutti quelli che hanno una televisione ed un’antenna, un po’ come le nostre reti RAI e Mediaset.

Durante la giornata queste stazioni trasmettono in larga parte loro programmi, talk show locali o nazionali come quello di Oprah, o acquistano repliche di telefilm. Durante la prima e la seconda serata, “cedono” gli slot ai network per la trasmissione delle serie, dei quiz, dei reality show e dei talk show. Nel primo pomeriggio, alcuni network trasmettono anche delle soap opera a livello nazionale.

Su questi canali le restrizioni della censura sono abbastanza forti: è impossibile sentire una parolaccia forte come F*** o mostrare scene di nudo. Quindi dimenticatevi i servizi in stile Studio Aperto sull’ultimo calendario della vostra valletta preferita.

Ma non manca una televisione “pubblica”, tra virgolette perché non è finanziata dallo Stato, né da un canone obbligatorio, ma da benefattori privati, la PBS, che trasmette quasi elusivamente documentari, telegiornali, programmi per bambini e reportage giornalistici di altissima qualità. Incredibile pensare come sia possibile che questa televisione riesca a trasmettere a livello nazionale esclusivamente con donazioni volontarie private e senza pubblicità. Inoltre non è controllata dal Governo ed è quindi considerata molto equilibrata.

La prossima volta parleremo invece dei canali a pagamento e dell’importanza del cavo nella televisione d’oltreoceano.

Per questa settimana è tutto. Come sempre non mancate di commentare sul forum o di scrivermi all’indirizzo redman@subfsfactory.it.


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« Ultima modifica: Martedì 04 Novembre 2008 00:57 00 da Frenzy_Man » Loggato

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« Risposta #1 il: Mercoledì 22 Ottobre 2008 14:46 14 »

Ho visto anche io Life on mars UK ed il pilot del clone statunitense e devo dire che concordo quasi completamente con le tue osservazioni. Onestamente, però, devo confessare che Gene Hunt mi stava molto più simpatico del suo collega oltreoceano.
Credo che anche tu sappia che in Inghilterra è stata  già prodotta una stagione di Ashes to ashes, che non è altro che la versione al femminile di LoM, in cui ritroviamo personaggi già conosciuti ma con un approfondimento ed una visibillità maggiore.
Non aggiungo altro per evitare spoiler.
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