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Autore Topic: Heroes, la storia di un insuccesso solo italiano  (Letto 2077 volte)
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webmistress (aka superbiagi)
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You don't want to wake the dragon!


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« il: Martedì 20 Novembre 2007 19:55 19 »

Heroes è giunto all’ultima puntata della prima stagione doppiata male, ed è ormai tempo di considerarlo, probabilmente, il serial più interessante dai tempi delle primissime puntate di Lost. L’insuccesso di ascolti di questa altissima serie fantascientifica è stato un fenomeno tutto italiano che, d’altro canto, ha avuto due risvolti positivi, uno solo sociologico e uno socioculturale. Da una parte, costringendo i capi spirituali di Italia Uno prima a interromperne, e poi cambiarne drasticamente l’orario di programmazione, di modo che passasse da domenica in prime time al mercoledì in seconda serata, ha reso possibile l’uscita pre-lunedì dei molti appassionatissimi che avevano smesso di andare in sala giochi, pur di non perdere una puntata delle avventure di Niki Sanders e Peter Petrelli. Dall’altra, ha costretto i suddetti appassionatissimi, una volta minacciata e poi attuata la sospensione della messa in onda, a sfoderare tutto l’inglese scolastico che avevano nel cassetto, turarsi la coscienza e scaricare da Pirate Bay le puntate rimanenti. Fino alla fine della prima stagione e oltre, verso nuovi confini: le prime sette della seconda già trasmesse negli Usa.

Dire che questo sia avvenuto in parte per venire incontro alla facoltà mentali degli spettatori medi italiani, non è solo riduttivo (rispetto ai meriti della serie, che sono notevolissimi, e valicano con facilità anche i limiti poetici e tematici che di solito sono posti ad una serie fantascientifica), ma è anche impreciso: è avvenuto esclusivamente per venire incontro a quelle stesse facoltà mentali, che consentono all’Isola dei Famosi di non essere abbandonata dalle telecamere, e lasciata divorare da creature marine mostruose e insorte, con tutti i suoi abitanti, inclusi quelli eliminati. Dal punto di vista del significato (le bellissime immagini cui ci ha abituato parlano relativamente da sole), Heroes è eccezionale perché umanizza e razionalizza una lunga tradizione di fumetti di basso livello – e di pellicole tratte da fumetti di infimo livello – in cui i cosiddetti superpoteri erano solo armi straordinarie a disposizione di qualcuno di sfortunato nella vita, in attesa di rifarsi nella fiction. Un clichè ripetuto centinaia di volte, in una sorta di revanscismo para-cristiano dei deboli e secchioni sui fashion e normo-dotati (giacché, in quell’ottica, i secchioni sono solo o sottosviluppati o volano).

Heroes, invece, parla di gente straordinaria, sì: supereroi, persone che leggono nel pensiero, rigenerano loro arti e saltano la staccionata senza l’olio Cuore. Ma il punto, la novità, è che ci si chiede – e ci si dà una risposta, nel corso delle puntate – da dove quei poteri provengano. E questa risposta solo a un livello – dantescamente parlando – letterale che viene comunicata dai fatti: vale a dire, un esperimento di ingegneria genetica che ha modificato le facoltà fisiche e mentali dei nostri eroi. In realtà, basta salire di un livello di lettura, e ci rendiamo conto che niente è dato per caso ad essi. Come un destino metaforico ha fatto sì che, ad esempio, Claire Bennet fosse una studentessa apparentemente fragile, che può guarire da ogni ferita fisica. Hiro Nakamura è il classico colletto bianco che indosserà il kimono d’oro, ma con che psicologismo il suo dono è quello di andare avanti e indietro a piacimento nello spazio e nel tempo, quando ha passato la prima parte della sua “carriera” fra i divisori di un ufficio grigissimo. È un ricco gioco di rimandi e significati, che rende Heroes è una delle più belle parabole contemporanee sul talento e la gestione di esso; sull’importanza dei singoli nel destino di un gruppo; sulla verità che non sempre sta dalla parte con cui crediamo di stare noi (e questo lo scriviamo perché anche noi, dal canto nostro, abbiamo scaricato un po’ troppe puntate).

fonte: opinione.it
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sardauker

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Nel mio armadio vive una scimmia cattiva!


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« Risposta #1 il: Martedì 20 Novembre 2007 20:29 20 »

Mi pare, nonostante che la parte relativa a Italia1 mi trovi d'accordo, che l'autore dell'articolo sia un po' troppo affrettato e superficiale nei giudizi, sia verso i fumetti in generale (ma ne avrà mai letto uno che non fosse "targato" Corno?) che verso Heroes. O ha visto anche delle puntate che io mi son perso, o conosce gli autori.
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iggy78

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« Risposta #2 il: Mercoledì 21 Novembre 2007 18:03 18 »

Questa replica vuole essere in difesa, anche se non ne hanno bisogno, di quei pessimi,  quando non sono infimi, fumetti di super eroi. Senza quelle storie non ci sarebbe stato nessun Heroes. Tutte le idee del telefilm, fin da quella portante di una serie di persone che scoprono di avere dei poteri, si trovano nei comics della Marvel. Come non vedere una trasposizione del gene mutante (x-Men docet) in quello che trasforma i normali in Heroes. E le dinamiche dei personaggi riprendono situazioni di altri super eroi che evidentemente il nostro sommo recensore che preferisce i termini barocchi e le analisi da supermarket alla chiarezza delle idee, non conosce e nonostante questo bolla come stupide. Ignorante è lui se parla di armi non sapendo qual'è la massima dei comics marvel "super eroi con super problemi" non sapendo ad esempio come lo stesso autore della serie sia un conoscitore e un fan dei super eroi. Il suo è un omaggio ai super eroi e la dimostrazione che sono tutto fuorchè infantili. Qualche esempio : Sul finale della prima stagione c'è un episodio in cui ci si trova in un futuro possibile che ricorda la saga degli x-men di Claremonth e Byrne Giorni di un futuro passato. Tutti i poteri degli heroes vengono da qualche super eroe e non ci sono state grandi modificazioni degli stessi solo abbinamenti diversi tipo la cheerleader si rigenera come Wolverine, Nathan Petrelli vola come Angelo (per stare in tema x-men) Nell'ultimo episodio della seconda stagione Micah fa riferimento alla sua famiglia come ai Fantastici Quattro. E di esempi così potrei farne a centinaia. Chiudo dicendo che senza i film sui super eroi, che come altri generi hanno avuto dei picchi come delle clamorose cadute indipendenti dal personaggio portato sullo schermo, Heroes non sarebbe mai andato in onda. Era ora che i media si accorgessero di quanto sono sfaccettati complessi interessanti perturbanti i super eroi ed è un peccato constatare che sia proprio un fan di Heroes a non essersene accorto.
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andy1985

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« Risposta #3 il: Mercoledì 21 Novembre 2007 19:49 19 »

Io quoto pienamente il primo post!
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Adlin

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« Risposta #4 il: Lunedì 26 Novembre 2007 21:25 21 »

Io invece trovo che l'analisi sia un po' troppo crudele verso il mondo dei supereroi dei fumetti, che è palesemente la fonte di ispirazione di Heroes. Perché ho rivisto molto degli eroi tormentati della Marvel, per i quali i poteri sono un dono e una maledizione, per i quali continuare ad avere rapporti con le persone che amano è sempre più difficile. Questo non significa che Heroes sia una copia, anzi. Il fatto è che nei fumetti di solito la parte "pre-tutina colorata" è breve, e gran parte degli episodi si incentra sui sensazionali scontri coi nemici. L'approfondimento psicologico è sempre presente e importante, ma non è la chiave di lettura. In Heroes, invece, chi è dotato di poteri non ha la minima intenzione di diventare un eroe, non ritiene nemmeno di avere la responsabilità di diventarlo, mentre chi ha poteri "malvagi" non pensa al dominio del mondo (a parte Sylar e per poco, alla fine della prima serie... ma direi che è un caso a sé), ma a sfruttarli, nel proprio piccolo, per soldi. Insomma, non ci sono supereroi alla Spiderman né mega cattivoni stile Goblin (che, almeno nel fumetto, nasce come un supercattivo senza spiegazioni, e solo dopo è "trasformato" nel padre di Harry Osborn), sono tutti esseri speciali molto umani e confusi, che non sono "completamente buoni" né "completamente malvagi". Credo sia questa la grande differenza, e il motivo fondamentale per cui questa serie sia tanto amata (non qui da noi... ma questo è un altro discorso...).
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Quinton

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Pesaro Uber Alles


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« Risposta #5 il: Martedì 15 Gennaio 2008 12:06 12 »

l'unico motivo per l'insuccesso di Heroes in Italia è per l'imcompetenza spettatoriale degli italiani che preferiscono telefilm non troppo ragionati. Heroes è un telefilm che per capirne le intrecci devi avere una certa concentrazione cosa che gli italiani non vogliono sprecare guardando la televisione.
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metatron73
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Nec fas est propius mortali attingere divos


« Risposta #6 il: Martedì 15 Gennaio 2008 14:57 14 »

Ho letto molte opinioni in questo topic, ed in quanto tali tutte rispettabili. Ma , aldila', delle analisi sulla rilevanza educativa dei fumetti, alla quale tengo molto fra l'altro, credo non sia la giusta via per capire il motivo del mancato successo della serie in Italia.
L'autore del primo articolo, molto bravo nel divincolarsi in un periodo-analisi complesso, non ha pensato forse al motivo piu' ovvio.
La risposta non e' lontana e non vanno usate sintassi tanto complesse, basta accendere la tv e osservare l'offerta dell'italico palinsesto.
E' un problema educativo, e non lo dico io, e' semplicemente ed universalmente riconosciuto. Noi italiani siamo stati abituati cosi' e quindi "ci" piacciono altre cose. Quiz e telenovele (che adesso abbiamo ribattezzato fiction), e le storie non ci piacciono se non sono ambientate nella seconda guerra mondiale con un mafioso che impedisce il matrimonio di una graziosa ma sporca stalliera crocerossina innamorata di un principe giusto con fratello malato di tisi e matrigna mignotta. Anche guardando un telegiornale ci si rende conto che veniamo considerati dei "bamboccioni" visto che sono mesi che le notizie piu' rilevanti vengono date a puntate (e come le telenovele non hanno soluzione) e riguardano omicidi a sfondo sessual-pedofil-informatico farcito di razzismo, messe sataniche, depressione e gioventu' bruciata. Se non ci considerassero "bamboccioni" ci darebbero le notizie che davvero ci servono nella nostra vita, ci terrebbero "veramente" informati. Ma questo e' solo uno sfogo, anche fuori luogo forse.
I fumetti esistono da una settantina d'anni nell'accezione moderna. Lo stile americano del comics, al contrario di tutti gli altri stili, in Italia non ha mai messo radici. Sardauker, sopra, ha nominato la Corno, e questo mi ha ricordato che la casa edistrice meritevole di aver fatto conoscere le avventure dell'uomo ragno, hulk, i fantastici quattro etc. etc., al teenager italiano, negli anni settanta chiuse i battenti per fallimento. Lo so' bene in quanto per anni mi sono dovuto cercare gli albi originali dei serie tipo Avengers, Daredevil e co.
Come dicevo con altri amici tempo fa noi internauti smaliziati siamo molto fortunati perche' possiamo scegliere cosa ci piace e poi scegliere di vederlo, ed addirittura scegliere di commentarlo. Ma sono sicuro che le cose stanno cambiando, piano piano, ma in meglio.
Le nuove generazioni decideranno per cambiamenti sempre piu' radicali.
I palati si stanno evolvendo e noi facciamo parte di quel processo evolutivo.


Un saluto a tutti i subfactoryani
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