Con il galà inaugurale di ieri, è iniziata ufficialmente la sessantaquattresima Mostra del Cinema di Venezia. Prima star in passerella la piratessa Keira Knightley.
Venezia. Partita. Con i soliti problemi, i soliti affanni. E i proclami del tipo: Venezia ha il blasone, il meglio è sempre qui. Perché questa edizione della Mostra del cinema numero 64 ha molta, tanta, troppa carne al fuoco. Vizio di ogni festival che tende all'ipertrofia, riempiendo il programma - stava per scapparci la parola palinsesto, orrore - di questo e di quello, ovvero anche di film inutili. La tendenza è la voracità: l'anno quarto e ultimo (in attesa della riconferma meritata) del direttore Marco Müller e del presidente della Biennale Davide Croff vuole peccare di ingordigia, guardando al cinema alto e al cinema basso, curiosando fra i nuovi orizzonti e dando al documentario il posto che merita, forse perché questo è un modello che negli ultimi anni ha aperto strade più interessanti di quelle percorse dalla fiction, libero da effetti speciali e condizionamenti commerciali. Si saprà, alla fine, se la vendemmia cinematografica è stata buona; di sicuro Venezia forte del suo appeal ha razziato bene, togliendo un po' il meglio dalla circolazione ai festival italiani che le fanno immediata concorrenza: a ottobre la Festa di Roma che gode di una indiretta pubblicità veltroniana e a novembre il Festival di Torino che ha un direttore nuovo di zecca, Nanni Moretti, che fa notizia da solo. Il concorso è ricco e l'ha dimostrato il film di apertura,

Troppo presto dunque per dare voti e giudizi, la Mostra ha nel carniere titoli sulla carta forti, tra cui ben sei film americani. Non blockbuster che non hanno bisogno di festival per scalare il botteghino ma opere indipendenti, con almeno tre nomi doc, Brian De Palma, Paul Haggis (vincitore dell'Oscar con “Crash”) e Wes Anderson, ai quali va aggiunto Todd Haynes. Registi outsiders, talenti eccentrici che sanno aggirare le regole hollywoodiane parlando della ferita aperta dell'Iraq o di drammi familiari o circumnavigando il mito Bob Dylan. C'è nel cartellone dei film che aspirano al Leone anche tanto Estremo Oriente, passione del direttore (spesso riconosciuta nel verdetto finale), e sarà curioso vedere la nuova opera di Ang Lee (che vinse qui nel 2005 con “Brokeback Mountain”) che promette erotismo lussurioso o il remake in salsa giapponese di “Django”, western spaghetti di Corbucci, firmato Jiang Wen. Non mancano i difensori del marchio d'autore, da Rohmer al maestro egiziano Chahine, da Greenaway a Branagh, da Mikhalkov a Loach. Più tre italiani - Paolo Franchi, Andrea Porporati e Vincenzo Marra - che sono giovani e capaci. Una scelta coraggiosa che punta sull'idea del rinnovo e del ricambio generazionale del nostro cinema: realistica o illusoria comunque una scommessa che ha dietro una coerenza e una idea di scompaginare le carte in tavola.
la Giuria Internazionale di registe e registi di Venezia 64.Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.
Catherine Breillat, Jane Campion, Emanuele Crialese, Alejandro González Iñárritu, Ferzan Ozpetek e Paul Verhoeven. Presidente Zhang YimouI FILM PIU’ ATTESI ATONEMENT: in concorso, è il film d’apertura della Mostra. Per la prima volta si è scelta una pellicola di un regista giovane e poco noto, Joe Wright, per inaugurare il Festival, proprio per sottolineare il nuovo imprinting, dato dal direttore Marco Muller alla Mostra: una vetrina per i grandi successi della stagione cinematografica autunno-invernale.
SLEUTH: in concorso, il film più blindato della Mostra. Remake de Gli insospettabili del 1970, con Michael Caine e Laurence Oliver, entrambi poi nominati agli oscar per la loro interpretazione. Jude Law, produttore e coprotagonista, ha chiesto al Premio Nobel per la letteretaura, Harol Pinter di riadattare il testo teatrale di Shaffer, da cui era tratto il Film. Ai giornalisti viene chiesto di nn rivelare la trama del film se non molto brevemente. Un ricco scrittore di libri gialli (Michael Caine nella parte che era stata di Laurence Oliver) affronta un attore disoccupato (Jude Law) che ha conquistato il cuore di sua moglie, in quello che diventerà un gioco contorto, mortale e dalle conseguenze pericolose.
MICHAEL CLAYTON: in concorso, che sigla l’ennesimo ritorno di
George Clooney alla mostra, questa volta in sola veste d’attore. In questo film, con la regia di Tony Gillroy, lo stesso dell’Avvocato del Diavolo e di The Bourne Identity, veste i panni di un avvocato dal passato poco adamantino e sul punto di divorziare che ha dei clienti molto facoltosi di cui nasconde le malefatte. Inaspettatamente il destino lo metterà alla prova!
CASSANDRA DREAMS: fuori concorso. Un cast tutto inglese per il nuovo film di
Woody Allen: Ewan McGregor, Colin Farrell e Haley Atwell. La storia vede protagonisti 2 fratelli in difficoltà economiche che si innamorano della stessa domanda. Di fronte al denaro anche i vincoli di sangue possono passare in secondo piano.
I’M NOT THERE: in concorso. Todd Heines, il regista, non teme le sfide e ama la musica (Velvet Goldmine) al punto tale da fare un film su una leggenda vivente: Bob Dylan. I belli di Hollywood sono corsi in massa per partecipare:
Richard Gere, Chritian Bale, Heath Leadger, Cate Blanchett e Charlotte Gainsbourg.
THE ASSASSINATION OF JESSE JAMES BY THE COWARD ROBERT FORD: in concorso. Questa volta, per l’ennesima rappresentazione della vita del leggendario bandito del West, vedremo Brad Pitt indossare stivali e speroni e morire per mano di uno della sua banda cui, per fiducia, aveva incautamente girato le spalle.
Un Saluto a tutti