Episodio 6.15 - Across the sea

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Offline Pellit

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Re: Episodio 6.15 - Across the sea
« Risposta #90 il: Domenica 16 Maggio 2010 16:40 16 »
Eh, voi siete degli analogici che cercano davvero un senso trascendentale in Lost, una "grande narrazione" (Lyotard docet) tridimensionale, dove tutto sia spiegato con coerenza. Invece Lost è una sequenza accumulativa di piccole narrazioni digitali, bidimensionali, a-gerarchiche, senza senso, che tendono a titillare lo spettatore.
Io penso che il colpo di scena sarà che nell'ultima puntata, alla fine, in un momento clou, entreranno nell'inquadratura il regista, gli attrezzisti e i vari attori guarderanno in macchina, salutandoci e ringraziandoci per l'attenzione riservata loro in questi sei anni.
Insomma Lost è servito, ha raggiunto il suo scopo: tenerci incollati al televisore (o al computer) per moltissimo tempo, con storie piene di intrighi senza una conclusione. Come una soap-opera che si rispetti.
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Offline FakeLocke

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Re: Episodio 6.15 - Across the sea
« Risposta #91 il: Domenica 16 Maggio 2010 19:14 19 »
Meno 7 al gran finale...ma da lunedì prossimo di cosa parleremo e su cosa ci arrovelleremo il cervello?... noo
enxa Lost sarà tutto diverso.....e non vedo eredi in circolazione.... :ehm:

Offline Pellit

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Re: Episodio 6.15 - Across the sea
« Risposta #92 il: Domenica 16 Maggio 2010 19:19 19 »
Ci arrovelleremo di sicuro su qualcos'altro... oppure su due cose (o l'una o l'altra):
1) come hanno fatto gli sceneggiatori di Lost a rispondere in una puntata sola a circa 765 quesiti assurdi disseminati in 6 stagioni, o
2) come sono stati buontemponi a darci un finale aperto e/o destabilizzante e/o da rottura della quarta parete.
Io, magari sbaglierò, ma penso che sarà la 2.
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Offline giusparsifal

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Re: Episodio 6.15 - Across the sea
« Risposta #93 il: Lunedì 17 Maggio 2010 03:04 03 »
Ci arrovelleremo di sicuro su qualcos'altro... oppure su due cose (o l'una o l'altra):
1) come hanno fatto gli sceneggiatori di Lost a rispondere in una puntata sola a circa 765 quesiti assurdi disseminati in 6 stagioni, o
2) come sono stati buontemponi a darci un finale aperto e/o destabilizzante e/o da rottura della quarta parete.
Io, magari sbaglierò, ma penso che sarà la 2.

Aggiungerei 3:
L'averci dato, magari non soddisfacendo tutti i criteri della scienza e non rispettando tutti i canoni della fede, una metafora moderna, un po' tipo come descritto nell'articolo citato qualche post fa con l'unico intento che una storia ha, per poterla considerare "seria": l'averci fatto riflettere e, possibilmente, progredire.
Con fatto che penso un po' tutti diamo quasi per scontato, come si addice ad una banale storia a lieto fine e che cioè nell'altra-realtà alla fine Locke si farà operare da Jack, si avrà il compimento finale: i due eterni rivali si fondono in uno, diventando un nuovo uomo.
Sbagliamo a credere che una storia debba essere perfetta o non ingannatrice per essere presa sul serio.
Vale per tutte le storie e quasi mai noi tutti abbiamo il rigore necessario per valutarle in tal senso.
E anzi, in quanto soggetti compartecipanti alla realtà, questo rigore non l'abbiamo affatto.
Ma "l'uomo quantistico" è solo ai primi vagiti.
Solo adesso cominciano a diffondersi concetti fino a 20 anni fa racchiusi in elites selezionate.
Affinchè questi concetti siano assorbiti dal sistema, dalla cultura tutta, deve passare ancora qualche decennio.
Almeno così è che è sempre stato finora.
Nulla ci porta a non credere, però, che l'accelerazione dell'informazione, tipica del nostri tempi, non possa accelerare anche questo assorbimento.
Fatto sta che la comunità di Lost rappresenta un bel campione, visto che tra l'altro è un evento mondiale, o quasi, e che quindi rappresenta quanto più possibile meglio i nostri tempi su scala quasi globale.
Erano le reali intenzioni degli autori di Lost?
Non ci appare ormai inutile questa domanda?
Perchè è ancora qui che dibattiamo.
Immaginiamo per un attimo che gli autori avessero previsto per filo e per segno ogni battuta, non avessere lasciato qua è là falle narrative, che avessero costruito, insomma (perchè questo gli chiediamo), un'opera perfetta.
Potremmo considerali semplicemente come dei geni? Solamente?
Se avete qualche conoscenza (delle molteplici possibili) della Kabbalah e della capacità dei cabalisti di indagare sulla Torah, sull'Antico Testamento, allora saprete già a cosa essi assolvono, fra le altre cose.
Un Cabalista (uno studioso della Torah) è l'esempio vivente della dimostrazione che D-o esiste e ciò lo deduce proprio dalla storia che la Torah racconta.
Il cabalista lo fa con un metodo (più metodi) rigoroso, equiparabile al metodo scientifico.
E il Cabalista cerca, analizza, compara e dimostra come il racconto della Torah sia perfetto e completamente dotato di "senso".
E come personalmente ho sentito dire da uno di essi, un cabalista ebreo israeliano, se ci fosse anche una parola fuori ordine non esiterei a buttarla...
Perchè uno scienziato fa così, non cede a sentimentalismi. Non perchè sia disumano ma perchè nella sua "figura di scienziato" ha un codice che lo identifica come tale.
E tale codice non contempla qualcosa di esterno a tale codice che possa "falsificare" la "realtà".
Se Lost fosse capace di tale perfezione, ripeto la domanda, potremmo considerali semplicemente come dei geni?
Lost è davvero complesso per poter essere una storia perfetta. Evidentemente esse esistono, ma non di tale portata.
Considerando questo, è strano, alla fine, pensare che un "uomo di scienza" richieda proprio questa perfezione.
Perchè tale perfezione non è umana.
Mi viene da chiedere: tutto ciò fa di uno scienziato il più vero uomo di fede?
Proprio perchè cerca la risposta dove gli altri non la cercano e perchè, forse, inconsciamente sa che una risposta c'è.
Non importa di che tipo: c'è.
Questo fa di lui un uomo di fede, il cercare qualcosa che in realtà nessun altro vede.
Ecco perchè qualche post fa dicevo che un uomo di fede non è un concetto relativo solo alle religioni.
Ed allora che senso ha il solo chiedersi se era tutto previsto o no?
Anzi meglio che non lo sia stato: ci ribadisce l'identità umana dei suoi creatori :)
E questa non è una scusa, ma un limite, un limite che tutti ci portiamo appresso.
E per qualcuno sarà una delusione riportarseli a terra.
Mi verrebbe da dire: consolatevi, siamo fortunati.
Non abbiamo bisogno di nuovi dei, abbiamo bisogni di nuovi uomini.
« Ultima modifica: Lunedì 17 Maggio 2010 03:36 03 da giusparsifal »

Offline Pellit

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Re: Episodio 6.15 - Across the sea
« Risposta #94 il: Lunedì 17 Maggio 2010 08:17 08 »
Giusparsifal, apprezzo la passione del tuo discorso, è una visione affascinante. Io credo però che la Cabala e tutte le altre interpretazioni numeriche del mondo (e/o di Dio) siano la dimostrazione dell'esistenza dell'uomo, non di Dio. La lingua ebraica, la Torah, lo studio cabalistico della lingua e dei numeri, sono testimonianza della capacità dell'uomo di scorgere significati reconditi in qualsiasi manifestazione dello scibile. I semiologi chiamano questo fenomeno, in termini ristretti alla decodifica linguistica, «ipercodifica». I comuni mortali come me lo chiamano «farsi un film» di eventi semplici. Questo viene spiegato bene, nell'ambito delle lingue non naturali (quelle inventate ex novo dagli uomini, come l'esperanto, che è solo l'esempio più recente di una trafila di lingue pseudo «perfette» che l'uomo cerca di inventare da secoli), da Umberto Eco in «La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea» (Laterza). Vale per le intepretazioni numeriche della Cabala così come vale, a un livello più terra-terra – scusate il paradosso – per... le stelle: le costellazioni non sono altro che la dimostrazione di come combinazioni assolutamente casuali di puntini nel cielo abbiano dato vita a un'intera branca dell'astronomia, per non parlare di quella fastidiosa superstizione che è oggi l'astrologia. Lo stesso fatto che siamo capaci di leggere delle forme familiari nelle nuvole è dimostrazione di questa spiccata tendenza umana.
In Lost, gli sceneggiatori hanno sfruttato in pieno questo meccanismo, perché da bravi scrittori conoscono i meccanismi dell'immaginazione umana e sanno quali bottoni schiacciare per titillare l'interesse degli spettatori (di un certo tipo di spettatori, una nicchia, se volete, ma una nicchia moltiplicata per tutto il mondo diventa un pubblico numerosissimo): numerologia, misticismo, ucronie e distopie, affetti familiari, agnizioni in puro stile dumasiano, coppie oppositive a iosa (bene e male, luce e oscurità, noi e gli altri ecc.). In Lost l'esperimento ha consistito nell'unire in una narrazione fogliettonesca, ma in veste cinetelevisiva, tutti i generi della fiction cinematografica e letteraria in un frullato godibile.
E la frontiera finale di questo tipo di operazione, secondo me, sarà comunicare agli spettatori qualcosa del genere: «vi siete divertiti? Bene, grazie dell'ascolto, siamo contenti». La narrazione come fine a sé, in cui quel che conta non è il finale ma l'accumulo di narrazioni, il percorso svolto dallo spettatore che si è appassionato, ha riflettuto, è rimasto col fiato sospeso. Certo un'operazione del genere non può essere compiuta tutti i giorni e da tutti: basta poco perché il pubblico si stanchi. Ma io non trovo colossali differenze - se la mia tesi fosse esatta, intendiamoci - rispetto, per esempio, a "The Truman Show", in cui il finale consiste nello sconfessare il meccanismo televisivo, nel tornare (tutti, protagonista, comprimari, pubblico) alla realtà e nel ripartire con altre finzioni, come esemplificato nel finalino, con i due guardiani notturni che cambiano canale alla ricerca di qualche altro programma interessante.
Credo che noi tutti siamo dentro alla metafinzione di Lost - lo siamo già stati in altri sensi, vedi la Lost Experience - e questa metafinzione si consumerà, forse, proprio con la dichiarazione esplicita di questo fatto da parte degli autori.
Però come tutti mi aspetto anche io (e spero) di essere sorpreso e di trovare le risposte coerenti, sul piano intranarrativo, a tutti i misteri disseminati in questi sei anni.Difficile, ma possibile.
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Offline giusparsifal

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Re: Episodio 6.15 - Across the sea
« Risposta #95 il: Lunedì 17 Maggio 2010 11:03 11 »
Ciao Pellit, sono innanzitutto perfettamente d'accordo con il tuo ragionamento e ciò spero non ti appaia in contrasto
con quanto da me scritto prima.
Per quanto io non possa certo dire di aver compreso totalmente i vari livelli di comprensione del mondo (inteso come un "fenomeno" più complesso e non "meramente" riferendomi alla manifestazione materiale del pianeta Terra) mi è chiara la distinzione che tu fai.
Mi è chiara perché sono nato in questa cultura ed oltre a quello che ho appreso durante la mia vita devo tener conto dei condizionamenti (anche genetico-ereditari?) che questa cultura mi impone.
E per noi occidentali la dominante è senza ombra di dubbio di tipo meccanicistico (sicuro di aver espresso il concetto di base, non approfondisco di più).
E non c'è il benché minimo filo di ironia, perciò, quando ti ribadisco che concordo con il tuo intervento e lo capisco profondamente.
Quando però provo a spostare il mio pensiero verso ambiti meno "concreti" (ma come la storia stessa del mondo ci ribadisce da sempre, degni della stessa considerazione di quelli terra terra) mi trovo ad abitare un mondo che produce significato in continuazione.
Ed è anche questo significato che, in maniera minore o maggiore, segna le nostre vite.
Dipende dalle occasioni, dai momenti, dalle opportunità: a volte ci appaiono "pippe mentali" a volte ci appaiono come svolte fondamentali delle nostre vite.
A tutti noi è capitato quindi credo sia inutile fare degli esempi.
Quello che intendo dire è che a seconda delle opportunità (propriamente personali) riusciamo a mantenerci in un equilibrio ideale, rispettando quanto più possibile le nostre più recondite tendenze.
Sono contento inoltre che tu abbia citato The Truman Show perchè di questo film, insieme al primo episodio della saga di Matrix, volevo parlare proprio nel mio intervento :), ma volevo rimanere su Lost.
Ed intendevo citarli proprio per far notare il notevole divario di interpretazione esistente riguardo queste due "storie".
Per molti, è un film "sul Grande Fratello" e via via che assottigli l'audience troverai sempre più interpretazioni.
La mia, pur comprendendole (nel senso che le capisco e le condivido) credo quasi tutte è che The Truman Show è la trasposizione della vita di ognuno di noi, Truman è la rappresentazione dell'uomo nel suo senso più generale ed il film, ovviamente, esaspera il concetto.
Ora, ribadisco il mio personalissimo concetto, mi chiedo se e quanto sia importante non dotare di senso la storia, mi chiedo quanto sia importante capire se gli autori sono dei bravi scrittori che volevano creare consenso (specialmente economico) o meno.
Quello che intendo è che, dal mio personale punto di vista, non dò importanza a questo aspetto.
Nel caso più esasperato, mi sembra offensivo.
Purtroppo, e/o per fortuna, proprio la scienza ci ha delusi in questo senso e che secondo me è espressa in maniera mirabile da Einstein con la celebre frase (posso dire di frustrazione?) "D-o non gioca ai dadi" (non è di questo che stiamo "accusando" gli autori di Lost?).
Proprio la scienza più recente ha favorito queste speculazioni prima appartenenti al solo mondo umanistico.
Ma tornando a Lost capirai, spero e credo, il mio punto di vista tanto quanto comprendo il tuo perchè il tuo punto di vista è assolutamente parte del mio come uomo che vive in questa cultura.
Credo, o ci provo, a trascenderlo e nel farlo, per me, mi appare (potremmo dire "magicamente"?) quello che la storia mi ha trasmesso, non solo a livello di immagini, di parola e come struttura narrativa: in conseguenza di questo (e ciò è avvenuto principalmente dopo l'ultima puntata, così mi salvo in extremis dall'OT :) ) non riesco a fermarmi a quella che, a questo punto, mi pare come una "mera" analisi (che comunque compio) "logica" del prodotto.
Ed è evidente che il carattere, a questo punto, di assoluta soggettività che ne risulta dalla mia interpretazione ne trascenda ogni altra.
Per questo, come ribadivo nel mio primissimo post, per me Lost si è concluso con Across the Sea ed è per questo ancora che nella mia disquisizione non può esserci alcun elemento di "verità" se non per me stesso.
« Ultima modifica: Lunedì 17 Maggio 2010 11:09 11 da giusparsifal »

Re: Episodio 6.15 - Across the sea
« Risposta #96 il: Lunedì 17 Maggio 2010 18:03 18 »
Gius e Pellit, complimenti vivissimi. Che bello avere cotali forumini che scrivono in tal guisa (oibò, anche io voglio concedermi qualche frase aulica).

Al di là di tutto, i vostri due concetti sono chiari e pienamente condivisibili. Gius rappresenta Jacob. Pellit rappresenta MIB.
Ne deduco che Giusparsifal (uomo di fede come dice anche il suo nickname) è destinato a diventare il nuovo moderatore del forum a partire dal 2015 (data del sicuro ritorno di Lost per opera di qualche approfittatore della ABC) mentre Pellit verrà colpito in testa da Giusparsifal e buttato nella fonte dorata per diventare il Fumo Nero del forum, colui che ha dubitato, non ha approvato, è rimasto scontento e che vuole fuggire da questo forum.

Al di là degli scherzi, si comprendono appieno entrambe le opinioni. Personalmente sono leggermente dalla parte di Giusparsifal; dico "leggermente" perchè ci sono delle incongruenze, per non parlare di alcuni misteri irrisolti, che mi fanno capire le ragioni di Pellit. Diciamo che non pretendevo tutte le risposte (è bello lasciare aperte alcune situazioni e specularci sopra); ma si pensava a qualche rispostina in più, soprattutto dal passato. Tutto qui.

Offline Pellit

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Re: Episodio 6.15 - Across the sea
« Risposta #97 il: Lunedì 17 Maggio 2010 18:12 18 »
Vorrei dire solo una cosina. Non sono un lostpediano, quindi presumo di scoprire l'acqua calda, chiedo solo una spiegazione: la data di messa in onda della prima puntata di Lost, 22 settembre 2004, coindice con il viaggio dell'Oceanic 815: 22 settembre 2004. Questo vorrà pur dire qualcosa. La data di trasmissione del series finale coincide con quella della fine delle avventure nella finzione narrativa, e questo casomai cosa significherebbe?
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Offline giusparsifal

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« Risposta #98 il: Lunedì 17 Maggio 2010 20:44 20 »
Vorrei dire solo una cosina. Non sono un lostpediano, quindi presumo di scoprire l'acqua calda, chiedo solo una spiegazione: la data di messa in onda della prima puntata di Lost, 22 settembre 2004, coindice con il viaggio dell'Oceanic 815: 22 settembre 2004. Questo vorrà pur dire qualcosa. La data di trasmissione del series finale coincide con quella della fine delle avventure nella finzione narrativa, e questo casomai cosa significherebbe?

Questa è forte, non la sapevo.
E pensando all'insistenza degli autori per far finire la serie nell'esatto numero di puntate da loro previsto... (anzi, se ricordo bene qualcuno mi aiuti, lo show doveva durare 4 serie, ma la produzione, ad onta  dello share diminuito  negli USA ma evidentemente attirato da quelli in giro per il mondo ne voleva fare di più; ci fu un lungo tratta e ritratta e la produzione e gli autori alla fine si accordarono così)

Offline Pellit

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Re: Episodio 6.15 - Across the sea
« Risposta #99 il: Lunedì 17 Maggio 2010 21:04 21 »
Mi correggo su un punto: il tempo presente sull'isola è il 2007, non il 2010.
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Offline giusparsifal

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Re: Episodio 6.15 - Across the sea
« Risposta #100 il: Lunedì 17 Maggio 2010 21:12 21 »
Mi correggo su un punto: il tempo presente sull'isola è il 2007, non il 2010.
Beh, magari non la potevano fare così "sporca" :) e cmq, visto che gli anno fatti andare indietro di 30 anni, cosa vuoi che sia un bel salto temporale di 3 anni?
:)